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Credito, Privacy e segnalazioni

Credito, Privacy e segnalazioni

In tempo di Covid 19, in realtà anche prima, ma forse oggi in forma più chirurgica e meno appariscente, il ricorso al Credito era possibile, esasperando un concetto noto, solo per quelle “entità” che in realtà di denaro non ne avevano necessità. Non mi interessano gli “amici degli amici”. Parliamo di persone serie ed oneste, di solito. Il ricorso al Credito a volte e immaginiamo da adesso in poi, potrebbe essere una vera ancora di salvezza per tutto quel tessuto imprenditoriale comunemente definito PMI e per le microimprese, come commercianti e piccoli fornitori di servizi in generale. Però, chi di voi ha avuto modo di approcciare un determinato mondo bancario, sa perfettamente che ci sono delle regole irregolari comunque da rispettare. Qualche giorno fa accompagnavo un amico per ritirare dei documenti, anzi una carta di credito, presso la filiale di una delle 3-4 banche associate rimaste, e mentre ritirava la carta di credito, che significa che l’Istituto bancario ti dà fiducia, no? Perché la carta di “debito” riguarda la provvista che hai nel tuo conto corrente, come il bancomat, mentre per la carta di credito, come per il Telepass, l’istituto a prescindere dai fondi accertati sul tuo conto corrente, ti consente di pagare, ovviamente fino ad un certo limite prefissato. Immaginerete la sorpresa quando viene informato che per un “qualcosa di non chiaro, perché non si capisce”, dato che nel 2007 c’era questa “segnalazione”, non è possibile attivare un nuovo conto corrente per una delle molteplici società del mio amico, che sorridendo ha ritirato la carta di credito ed è uscito dall’Istituto senza completare evidentemente l’operazione di nuova apertura. La cosa mi ha incuriosito, ed ho scoperto che in realtà le “regole” al di là della semplice “prescrizione” non valgono per tutti. Quindi la famosa “privacy” è solo per chi la deve osservare e non per chi invece la gestisce come una piccola arma. E quindi introduco un altro argomento molto interessante. A chi serve una corretta gestione della nostra “Privacy”? In teoria a tutti noi, nelle vesti di consumatore, che dovrebbe poter avere la possibilità di non essere inserito nei database di venditori di numeri che poi li vendono ai gestori telefonici, a chi ti propone investimenti su trading on line, a chi ti vende la “solita” energia pulita ( da cosa?). Invece succede che mediamente si ricevono dalle 15 alle 20 telefonate settimanali; con persone anziane che impazziscono perché non capiscono bene quello che devono fare e spesso cadono vittime di venditori imbarazzanti. E poi, tornando un po’ sul tema, le segnalazioni di nominativi che hanno dubbia fama di qualcosa. Già. Perché non sempre chi fa le ricerche dei dati – a prescindere dalle modalità con le quali li raccoglie – poi li propone nella forma adeguata, che in questo caso vorrebbe dire semplicemente “controllata”. Allora troviamo che l’Articolo 3 – Finalità del trattamento del CODICE DI CONDOTTA PER I SISTEMI INFORMATIVI GESTITI DA SOGGETTI PRIVATI IN TEMA DI CREDITI AL CONSUMO, AFFIDABILITÀ E PUNTUALITÀ NEI PAGAMENTI, stabilisce che:

Il trattamento dei dati personali contenuti in un SIC (Sistema di Informazioni Creditizie ndr.), può essere effettuato dal gestore e dai partecipanti, ciascuno per le attività di propria competenza, coerentemente con quanto disciplinato nel presente Codice di condotta, esclusivamente per finalità connesse alla valutazione, all’assunzione o alla gestione di un rischio di credito, alla valutazione dell’affidabilità e della puntualità nei pagamenti dell’interessato. Rientrano in tali finalità la prevenzione del rischio di frodi e del furto di identità.

In poche parole ci dice che noi possiamo essere inseriti in tale contesto solamente se esiste la possibilità di un “rischio di credito”. Quindi quella segnalazione del 2007, a quale rischio di credito si potrebbe OGGI riferire? Quindi non potrebbe essere che queste società che raccolgono i dati sicuramente dei furbetti, di quelli che hanno avuto dei problemi (capita, no?), e anche di aziende molto importanti e conosciute, ma soprattutto del tessuto territoriale più genuino che mantiene (manteneva?) in piedi questo Paese, non attuino una politica volutamente discriminatoria? E perché potrebbe essere così? 

Perché è più semplice e meno pericoloso acquistare denaro o “prendere” denaro ad esempio dalla BCE a tassi ridicoli e investire in qualche operazione “sicura” a tasso più elevato, che cercare di capire se il disgraziato che è seduto davanti a te nella filiale di chissà quale banca sperduta, che ti chiede 10.000€ di Fido per aprire, continuare, salvare la propria attività ( e spesso anche la famiglia), in effetti poi ti ripagherà o meno….. Ma dove son finiti i direttori bancari che alzavano il culo dalla sedia e andavano a vedere casa per casa e azienda per azienda i loro clienti e potenziali clienti? 

Ma non è colpa loro, attenzione!!!! Loro ESEGUONO. Quello che dice un sistema informatico, che ha più valore oggi di ogni aspetto umano.

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